martedì, giugno 20, 2006

Poesie: Novecento

opera di Remo Bianco


NOVECENTO

Hanno strappato radici
non solo le mie ma alle mie così strette
che sangue è colato
logoro il cuore a vedere quali mie fossero
nei giorni negli anni stranita
a capire quale diritto ad essere io.
In frastuono di voci ho teso le braccia
per cercare altre terre e incuneare il mio legno
tra irti cespugli volti di pietra
colanti nere paure.
In mia persistenza piccole fiamme
un cielo una stella una fronda un poeta
ad esse aggrappata ho ondeggiato su abissi
di conformi sapori di valori negati
di vane parvenze d'un vuoto sembrare.
Fuggendo le folle mi sono protesa
stringendo le mani a piccoli frutti
fuggendo la resa mi sono tuffata
là dove ho intravisto parvenze d'affetti
ho sparso i miei semi dove ho potuto
sempre mirando a profumi e colori
amando riamata da poche da pochi
ché solo in silenzio posso ascoltare.
Ferita graffiata ma viva protesa
ancor sto cercando risposte e calore
cosciente che al gelo sono fuggita
puntando il compasso su arte ed amore.

7 commenti:

Evk ha detto...

E' sempre un rischio dare un'interpretazione a una poesia, perché sarà sempre parziale, limitante, personale e riduttiva rispetto alla ricchezza evocativa del linguaggio poetico. Un po' come "spiegare la musica" se vogliamo.

Ma vivendo in una società dove le libertà sono diventate pretese, dove il delirio di "onnipotenza biologica" spinge alcune minoranze prima a chiedere che siano riconosciuti il valore e la dignità di una loro scelta e poi a non accettare tutte le conseguenze che tale scelta naturalmente comporta, dove in nome di un falso rinnovamento da una parte si discute a livello costituzionale se negare o meno le nostre radici culturali europee, dall'altra ci si rifiuta di accettare e favorire fino in fondo la libertà vera dei nuovi mezzi di comunicazione (Internet), ebbene mi chiedo... siamo sicuri che il titolo giusto sia "Novecento"? :-)

Comunque grazie, per questa poesia che non ci consola ma ci fa capire che anche in mezzo a questo caos ognuno può trovare la propria strada e il proprio spazio.

Shelidon ha detto...

Ahhh, cosa sono le radici culturali europee???? vado a far qualcosa per questa orticaria che è improvvisamente esplosa...

Evk ha detto...

Sorry per l'attacco di orticaria, prova con un impacco di camomilla :-)

Resto sempre un poco perplesso dinanzi a quest'ansia molto europea ma soprattutto italiana di negare una propria identità culturale e delle radici comuni.

E' vero che di questi concetti se n'è abusato storicamente e politicamente, spesso si continua a farlo, ma questo non dovrebbe impedirci di ridare il giusto significato alle parole: altrimenti non potremmo più cogliere fiori e riunirli in fasci, nè entrare in un municipio.

Penso che per capire e rispettare le altre culture occorre avere una propria identità chiara, come per comprendere e magari amare un'altra persona bisogna sapere chi siamo e amare noi stessi.

Quindi continuerò tranquillamente a parlare di radici culturali europee, perché credo che ci siano e che non abbiano alcuna valenza politica instrinseca, anche dove questo concetto da' fastidio: così magari parlandone supereremo piano piano questi moderni tabù e ricomincieremo a vivere liberi, soprattutto dalle nostre ideologie.

IlariaTVK ha detto...

Accettare le proprie radici non significa utilizzarle per fare la differenza negativa od innalzare dei muri - come fanno alcuni partiti politici - contro le cultura diverse dalla nostra. Significa prendere meglio coscienza di sé e di quello che siamo - storicamente, culturalmente ed emotivamente - per rapportarci in maniera più costruttiva e sana con chi è diverso da noi...
Non appiattirci sull'altro per essere accettato a tutti i costi dal diverso da noi, ma mantenere la propria integrità e la propria storia andando mano per la mano con coloro che hanno un'altra integrità ed un'altra storia...

Shelidon ha detto...

Hai scritto:
>Resto sempre un poco perplesso
> dinanzi a quest'ansia molto
> europea ma soprattutto italiana
> di negare una propria identità
> culturale e delle radici comuni.

Non intendo affatto negare né identità culturali né radici comuni né rami né infiorescenze, il problema è: comuni a chi? E cos'è l'Europa? Esiste davvero come entità unica (rotfl) o non è piuttosto un insieme di culture anche piuttosto diverse tra loro che hanno elementi comuni tra di loro ma anche "radici" comuni con altre culture bel lontane dall'Europa?

> non potremmo più cogliere fiori
> e riunirli in fasci

Preferisco continuare a riunirli in mazzetti, personalmente ;-p

Cecilia ha detto...

Roma, e con Roma la cultura greca, poi le invasioni barbariche, la differenziazione delle lingue,anche se a lungo la lingua dotta è stata il latino, i primi germi delle diverse nazionalità. A fare da collante il cristianesimo( spesso moderatore della ferocia delle culture barbariche, vedi cavalleria, talvolta contaminato) nelle sue varie forme, più o meno accettabili. Cristianesimo a lungo barriera all'Islam e, come donna, dico meno male. Radici. Il saggio del laicissimo Benedetto Croce:" Perché non possiamo non dirci cristiani". Fratellanza ed uguaglianza sono concetti profondamente cristiani, assunti in seguito dalla cultura laica. Errori...tanti, anche i cristiani sono uomini. Ma le radici ci sono, profonde. Latine, greche e cristiane. E quelle cristiane sono più recenti, nelle differenze hanno unificato valori e costumi. Costumi e valori che possiamo anche disconoscere: libero arbitrio.

Shelidon ha detto...

Cose del genere, perdonami, le avevo scritte sul sussidiario. Poi però è saltato fuori che ad avere "radici" greche, latine e cristiane sono proprio pochi, e sicuramente non sono questi fantomatici europei. Mi viene da pensare, a volte, che faccia comodo dimenticare le "radici" pre-romane, arabe, nordiche e quant'altro della nostra cultura. Andiamo, ogni cultura è frutto del confronto e della contaminazione con centinaia di altre culture al punto che parlare di "radici" perde ogni senso. A proposito, quando i gloriosi paladini cristiani facevano tanto onorevolmente da baluardo contro il barbaro Islam, i paesi islamici erano socialmente assai più simili a come ci concepiamo noi oggi, che ai paesi cristiani dell'epoca. Ci sono fior di studi critici a riguardo, che sicuramente non saranno d'accordo con Benedetto Croce ma in questo senso si trovano in ottima compagnia. Riflettiamoci...